Con l’ingenuità di cappucceto rosso in un bosco di lupi

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Per poter analizzare quanto è accaduto nelle ultime 24 ore nel tumultuoso universo Fiorentina, bisogna necessariamente partire da una premessa: il calcio è in mano ai procuratori che lo stanno portando, purtroppo, alla rovina; non è ammissibile, ad esempio, che, per fare firmare un prolungamento di contratto a un giocatore, un procuratore pretenda una commissione di 20 milioni, soldi che tra l’altro escono dall’economica circolare del calcio per entrare in quella delle tasche di soggetti privati che niente hanno a che vedere con il mondo dello sport.

Detto questo, bisogna domandarsi come fare per fare cambiare le cose; è impensabile che il cambiamento possa partire da un solo club: per cambiare le cose il cambiamento deve avvenire dal vertice del calcio internazionale. Nuove regole, nuova deontologia, ma nel frattempo che fare?

Per una squadra come la Fiorentina, che deve risalire da un baratro sportivo e da anni di mediocrità, la strade sono due: o ti tappi il naso e ti affidi a chi a torto o a ragione ad oggi ha in mano il calcio che conta, se l’obbiettivo è tornare competitivi, ovvero in Europa presto, oppure cerchi di svincolarti da questo mondo e allestisci una squadra con allenatore e giocatori giovani fuori da quel giro, modello Sassuolo e Atalanta, con un programma di rinascita sportiva più a lungo termine.

Con la scelta di Gattuso sembrava che la Fiorentina avesse optato per la prima soluzione: di fronte a un allenatore emergente che accettava un “declassamento” dopo aver allenato con ottimi risultati Milan e Napoli, bisognava necessariamente aspettarsi uno scotto da pagare e quello scotto non poteva che essere rappresentato da forti commissioni per arrivare a giocatori di prima fascia, altrimenti inarrivabili per la Fiorentina attuale e qualche giocatore di contorno che quel procuratore avrebbe fatto fatica a piazzare.

Soltanto l’ingenuità di chi è neofita di questo mondo poteva pensare che non ci fosse uno scotto da pagare, indipendentemente da quelli che erano stati gli accordi al momento della firma nel contratto. Se ti affidi a un allenatore che è l’espressione di quel mondo, come puoi pensare di non sottostare alle regole di quel mondo?

E allora se Rocco, come è legittimo che sia, vuole sovvertire queste regole avrebbe dovuto scegliere subito un altro tipo di allenatore, facendo chiarezza su quelle che erano le ambizioni e le aspirazioni di una squadra come la Fiorentina: avremmo guadagnato in tempo, credibilità e immagine.

Adesso, seppur nella giustezza delle proprie ragioni per la Fiorentina, ci sarà anche da ricostruire il rapporto con una grande fetta di tifoseria che si sente presa in giro, depressa e frastornata quando proprio sembrava che le cose stessero finalmente cambiando. La mancanza assoluta di chiarezza è sempre stata alla base dei più grandi insuccessi in ogni campo, non solo nel calcio.

Infine, il paragone con il Milan e il caso Donnarumma, non regge. Il Milan è una squadra in Champions che può anche permettersi di fare quello che ha fatto, la Fiorentina è una squadra che deve risalire e se lo vuole fare in modo veloce non può permettersi di non chiedere l’aiuto di chi ha in mano il calcio che conta. Questo può non piacere – a me personalmente non piace – ma rappresenta l’attualità, in attesa che un giorno forse le cose cambieranno.

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