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Dall’esaltazione alla delusione
Ieri a Radio Firenze Viola giornalisti e ascoltatori si chiedevano se la priorità dovesse diventare la Conference League; oggi, dopo la doccia fredda di Londra, contrordine compagni, critiche e disfattismo da parte degli stessi giornalisti, con gli ascoltatori che, dopo essersi illusi, vomitano la loro frustrazione chiedendo tabula rasa nella squadra.
Eppure i dirigenti e l’allenatore della Fiorentina avevano più volte detto che la priorità era ed è tuttora la salvezza in campionato, che non è ancora stata raggiunta. Oltre a ciò, una coppa europea è per definizione aleatoria, e pertanto non può mai essere una priorità (qualsiasi cosa il concetto voglia dire). Quest’anno poi, con in lizza ai quarti di finale una squadra inglese, una spagnola, una francese e una tedesca (cioè espressione degli altri campionati europei più forti), era ancora più difficile sperare in un successo finale.
Tutti celebrano Vincenzo Italiano che aveva raggiunto tre finali. La triste verità è che aveva raggiunto le finali grazie al fatto di avere trovato avversari deboli. E infatti, alle prime vere difficoltà (West Ham, Inter, Olimpiakos) sono arrivate puntuali le sconfitte. Idem per Palladino, sconfitto dal Real Betis in semifinale, dopo una serie di avversari mediocri prima. Stessa storia per Vanoli, solo che lui la squadra inglese l’ha trovata già ai quarti di finale.
In altre parole, con la squadra nello stato in cui sappiamo e con assenze pesanti, perdere in trasferta col Crystal Palace è ordinaria amministrazione. Certo, c’è del rammarico per il mancato gol di Fabbian e per il terzo gol subito; ma sono cose che fanno parte del calcio.
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