Caro Koulibaly…

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Come fiorentino mi sento in dovere di scriverti questa lettera. Innanzitutto permettimi di farti i complimenti, credo che tu sia uno dei più forti difensori al mondo. Tecnica, forza ed eleganza insieme non sono facili da trovare in un unico giocatore; è una piacere vederti giocare anche come avversario. Se il pallone d’oro fosse assegnato indipendentemente dalle vittoria della squadra di appartenenza ma solo per l’efficacia e la bravura del giocatore, certamente saresti un candidato a vincerlo.

Detto questo, mi sento in dovere, così come ha già fatto la Fiorentina, di chiederti scusa, in quanto fiorentino, per le parole che ti ha rivolto quel povero demente di bipede che fatico a chiamare uomo.

Va innanzitutto detto che la maggior parte dei casi di discriminazione razziale sui campi di calcio non ha motivazioni ideologiche ma è l’espressione di ignoranza, paure diffuse, pregiudizi e, in generale, di mancanza di empatia. Ciononostante il primo passo nella lotta alla discriminazione razziale consiste nell’ammettere che questa esiste sul piano strutturale, istituzionale e individuale.

Per cui hai fatto benissimo a denunciare, a reagire e a stigmatizzare il comportamento di quel determinato bipede che deve essere identificato e messo in condizione di non accedere per diversi anni in un stadio.

Mi è dispiaciuto però non leggere nelle tue dichiarazioni una sola parola sulle scuse ufficiali dell’A.C.F. Fiorentina: non è solito che una società si assuma la responsabilità per la condotta di un tifoso e presenti le proprie scuse al giocatore offeso. Poche settimane fa, ad esempio, nessuno della dirigenza dell’Atalanta ha fatto lo stesso in seguito agli insulti razzisti rivolti dai tifosi bergamaschi a Vlahovic.

Sarebbe stato bello, quindi, se nella tua denuncia avessi sottolineato il comportamento esemplare della Fiorentina e non sarebbe stato solo bello ma anche giusto e avrebbe reso onore alla tua denuncia; così sembra che la tua reazione sia solamente finalizzata a voler punire una città e una tifoseria che, invece, hanno dimostrato correttezza e lealtà per tutti i 90 minuti della partita, non per l’offesa razziale ma semplicemente perché tifoseria avversaria, perché non è vero poi che a Firenze sono razzisti ma la realtà è che a Firenze ci sono degli idioti, così come ci sono a Napoli e Torino, Roma, Milano, con la differenza che a Firenze siamo capaci di chiedere scusa anche senza avere la minima responsabilità come comunità.

Perché cosi come la responsabilità penale è personale, lo è anche la responsabilità da idiozia.

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