I giornalisti che hanno prima fomentato la piazza contro Palladino e che hanno poi caldeggiato l’arrivo di Pioli, ora, dopo sole otto giornate, ne chiedono le dimissioni. La ragione sono i pessimi risultati (quattro sconfitte e quattro pareggi), nonché il pessimo gioco della squadra, che lascia presagire un futuro poco roseo, se non addirittura preoccupante.
Con loro ci sono tanti tifosi, per i quali l’esonero servirebbe per dare una “scossa” o un “segnale”. Non è dato sapere quale sarebbe l’utilità pratica delle due cose, ma tant’è. Il qualcosismo, nel senso di “fate qualcosa”, è un genere sempre di moda, in politica come nel calcio.
Questi giornalisti – in pratica la quasi totalità di chi scrive della Fiorentina, benché siano stati dei cattivi maestri, di dimettersi a loro volta, di chiedere scusa a Palladino, o almeno di ammettere pubblicamente l’errore non ci pensano nemmeno. Solo che, se hanno già sbagliato in passato, è probabile che stiano sbagliando anche oggi.
Pioli non era la mia prima scelta (a giugno 2024 mi sarebbe piaciuto Allegri, a maggio 2025 ero per la conferma di Palladino, dopo le dimissioni ero per Gilardino). Oggi sono per continuare con lui.
Ha fatto degli errori, e la squadra continua a giocare male. Ma vedo dai cambi che ha fatto che ha capito di averli fatti. E in generale non è l’ultimo arrivato. Anzi, secondo i giornalisti era quello esperto che, in virtù di ciò, avrebbe dato il di più rispetto a Palladino, che a loro dire non lo era.
Tutto si può cambiare e migliorare, ma per pensare di cambiare occorre un piano per migliorare, che non c’è e non ci può essere a questo punto della stagione. Chi è l’allenatore che verrebbe, sistemerebbe tutto e rilancerebbe il progetto?
Siamo forse al punto di disperazione nel quale un cambio pur che sia migliorerebbe le cose? Suvvia.
Poi, c’è chi dice “guardiamo quello che fa la squadra nelle prossime tre partite”: quella dell’allenatore è una scelta strategica, non legata alle prestazioni di breve periodo.
Infine, non avrebbe senso fare come la Roma che esonerò Mourinho o la Juventus che esonerò Motta dopo la serie di partite più difficili: sono scelte fatte senza una visione strategica, e finite come abbiamo visto.
Una decina di giorni fa avevo scritto che dovevamo prepararci a un momento difficile nel breve periodo. Così è stato, ma dopo queste partite difficili ne arriveranno di più abbordabili. Il campionato è lungo, la palla è rotonda, e quest’anno ci vuole pazienza.