Chi era Rocco Commisso

Tempo di lettura: 3 minuti circa

Quando Commisso acquistò la Fiorentina nel mese di giugno del 2019, fu accolto dalla gioia dei tifosi, muniti di bandiere americane in quantità non viste dal 1945. Poi, quando le cose sul campo cominciarono a non andare bene, i tifosi gli volsero le spalle, e gli venne rinfacciato, in quanto Americano, di essere solo attaccato ai soldi, di essere di origini calabresi (un insulto), di essere (stato) juventino, nonché di essere un incompetente.

Veniva da una famiglia di emigrati negli Stati Uniti, dove si era trasferito in giovane età. Durante le scuole superiori aveva lavorato nella pizzeria di famiglia. Si era poi laureato nel 1971 in Ingegneria alla Columbia University, dove aveva potuto essere ammesso nel 1967 grazie a una borsa di studio. Nel 1975 aveva completato un MBA presso la Columbia Business School.

Finiti gli studi, lavorò dal 1976 al 1986 presso la Chase Manhattan Bank, dove si occupò dei finanziamenti alle società di televisione via cavo, e successivamente nella Royal Bank of Canada, dove diresse le attività di prestito ai settori dei media e delle comunicazioni. In seguito a queste esperienze, nel 1986 andò a lavorare nel settore del quale fino ad allora si era occupato come banchiere: fu fino al 1995, anno della fusione con WarnerMedia, vicepresidente esecutivo, CFO e direttore di Cablevision, un grande operatore di TV via cavo.

Nel 1995, Commisso lasciò Cablevision per fondare Mediacom. Dopo un inizio da start-up nel garage di casa sua, l’azienda cominciò ad acquisire sistemi via cavo nelle comunità americane più piccole, finché, nel 2000, Commisso la quotò in Borsa, portandola negli anni successivi all’ottavo posto fra gli operatori via cavo negli Stati Uniti con un fatturato annuo di oltre 1.6 miliardi di dollari. Nel marzo 2011, Commisso, che aveva mantenuto il 40% delle azioni di Mediacom, ne ricomprò il restante 60% togliendola dalla borsa.

Volle poi entrare nel mondo del calcio, dapprima rilevando nel 2017 la proprietà dei New York Cosmos, e poi, dopo non essere riuscito a rilevare quella del Milan, comprò nel 2019 la Fiorentina. La sua idea era quella di costruire le due infrastrutture che mancavano alla società viola, il centro sportivo e uno stadio moderno, e da lì sviluppare la cosa.

Il progetto si è fermato con la costruzione del Viola Park, con la squadra costretta da oltre un anno e per i prossimi tre a giocare in un cantiere. Commisso ebbe una volta a dire che senza uno stadio moderno la Fiorentina avrebbe vivacchiato, e così purtroppo è stato sinora.

Come presidente gli va riconosciuto il merito di avere fatto il centro sportivo, la cui mancanza era già stata denunciata come un handicap già da Claudio Nassi, direttore sportivo viola nel 1985-86. Se la costruzione del Viola Park è il titolo di merito di Commisso, il non averlo fatto è il demerito di chi ha avuto la Fiorentina prima di lui, a cominciare dai Pontello, che pure erano dei costruttori edili, passando per i Cecchi Gori, fino ai Della Valle.

Commisso non ha vinto niente durante le sue sette stagioni in viola. Triste primato che condivide con i Pontello e i Della Valle. Non coi Cecchi Gori, che vinsero due Coppe Italia e una Supercoppa, ma che ebbero la colpa di ben due retrocessioni in Serie B, oltre al fallimento che la mandò poi in C2.

Non sappiamo se la famiglia Commisso vorrà continuare a tenere la Fiorentina o se la cederanno. Quello che è certo è che Rocco Commisso lascia una società in un’ottima salute finanziaria, capace di fare investimenti sul mercato a dispetto di un fatturato di circa un terzo di quello delle grandi squadre italiane.

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