domenica 14 Aprile 2024
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La razionalità della società e la demagogia della stampa

Tempo di lettura: 4 minuti circa

Noi di ViolaBlog ritenevamo che occorresse che i dirigenti avessero condotto il mercato di gennaio con razionalità, senza farsi condizionare dalla piazza. Questo perché normalmente a gennaio non si fanno grandi operazioni, ma solo aggiustamenti, ove necessari.

Solo che a inizio dicembre (se non addirittura prima) è iniziata una campagna di stampa che invitava i dirigenti a comprare uno, anzi due esterni d’attacco: Berardi (o Ngonge) a destra, e qualcuno come Zaccagni (o Laurienté) a sinistra. La ragione della campagna era che, visto l’inizio deludente delle romane e del Napoli, la Fiorentina avrebbe fatto bene a rinforzarsi ora per agguantare la qualificazione in Champions League.

Sulla base di questa considerazione, del successivo infortunio di Gonzalez, della probabile convocazione di Kouame e Nzola per la Coppa d’Africa, del rendimento deludente di Brekalo, Sottil e Ikone (e io aggiungerei pure Kouame), è iniziato il martellamento di Luca Calamai, del Pentasport, di Mario Tenerani, di giornali e siti vari, per cui, o la Fiorentina comprava chiunque purché fosse un nome nuovo per far sognare i tifosi, oppure veniva additata come una proprietà tirchia.

Invece, come detto, i dirigenti hanno cercato di comportarsi con razionalità. Che poi ci siano riusciti è un altro paio di maniche. Ma esaminiamo dunque la cosa con la stessa razionalità.

Cominciamo dal terzino: l”allenatore, a torto o a ragione che fosse, non considerava Pierozzi. Con Dodo infortunato, quando non poteva schierare Kayode, metteva Parisi a destra. I dirigenti hanno accontentato Italiano prendendo un terzino destro, che fin qui, a detta di tutti, è stato all’altezza della situazione. Dopo di che, preso Faraoni, occorreva vendere qualcuno al fine di rispettare il limite dei 25 giocatori. Hanno scelto di vendere Mina, che aveva chiesto la cessione e che comunque la stessa stampa di cui sopra considerava peggio di Igor e in più fisicamente non integro.

Di lì, sono iniziate le critiche, perché ora la Fiorentina ha solo tre difensori centrali più Comuzzo, e perché, a causa di ciò, qualora Italiano volesse fare la difesa a tre, la cosa è oggi più difficile. Ma sappiamo che Italiano non vuole quel modulo, altrimenti avrebbe chiesto ai dirigenti delle scelte diverse. E allora perché criticare?

Un’altra lagna è che, avendo scelto un terzino che già faceva panchina a Verona, ciò è un segno che la Fiorentina non ha ambizioni. Ma a gennaio si compra quello che c’è, a meno di non fare voler spendere troppo. E oltre a ciò, non bisogna dimenticare che Faraoni è stato preso solo per sostituire Dodo fino a marzo. Per cui, non si poteva pretendere di prendere, per esempio, Bellanova. Nessuno di quel livello sarebbe venuto a Firenze per fare qualche partita e poi finire in panchina come terzo dopo Dodo e Kayode.

Passiamo all’attacco. I soliti critici prima hanno infamato Brekalo, e poi, quando hanno visto che non è stato sostituito da un giocatore dello stesso ruolo, hanno cominciato a dire che la Fiorentina ha una penuria di esterni d’attacco. Di nuovo: la lista dei calciatori non può eccedere il numero di 25. Per cui, o prendevano Belotti, o prendevano un esterno. Sull’ex-romanista i soliti critici hanno già detto tutto e il contrario di tutto. Per cui, quando segnerà, diranno che è stato l’acquisto che ci voleva, ma che la Fiorentina avrebbe dovuto prenderlo con diritto di riscatto; quando non segnerà, diranno che i dirigenti hanno preso l’ennesimo scarto di un club avversario.

Mancano gli esterni? No, la Fiorentina ne aveva troppi. Ben cinque giocatori per due posti. Oggi sono quattro, il numero giusto. E in più, ci sono giocatori come Bonaventura, Barak, Beltran, Nzola e Infantino che possono tranquillamente giocare in quel ruolo. Sta all’allenatore, con una rosa così ampia, a trovar e la giusta soluzione. Quattro per due posti servono appunto quando qualcuno manca. Non è che ad ogni infortunio o ad ogni convocazione in nazionale i dirigenti devono intervenire comprando altri giocatori.

Come si vede, le mosse della società una logica l’hanno avuta: hanno rinforzato là dove occorreva, cedendo chi stava fisso in panchina.

È vero che la Fiorentina ha perso ben quattro posizioni dalla fine del girone di andata, ma per lo più ciò è avvenuto perché la squadra ha fatto pochi punti contro avversari modesti (Sassuolo, Udinese, Lecce ed Empoli), contro i quali la rosa era già più che bene attrezzata. È vero che la sconfitta con il Bologna è stata netta, ma occorre dire che l’ipotetico innesto di Gudmundsson con ogni probabilità non sarebbe stato sufficiente ad invertire le cose: i felsinei, giova ricordarlo, negli ultimi due-tre mesi stanno andando come un rullo compressore, sconfiggendo Torino, Roma, Inter (in Coppa Italia a Milano), Atalanta e Lazio. È un rendimento assolutamente al di sopra del loro valore sulla carta (per monte stipendi e per valore stimato dei cartellini), al quale specularmente corrisponde un rendimento opposto in quest’ultimo periodo da parte dei viola, cosa su cui nessun dirigente nel breve può fare alcunché.

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