Non ho visto Fiorentina–Verona (1-2) e oggi, paradossalmente, è una fortuna: perdere 2-1 in casa contro il Verona non è una semplice sconfitta: è un segnale gravissimo. Non per il risultato in sé, ma per ciò che racconta di questa Fiorentina. Una squadra fragile, senza personalità, che crolla nei momenti decisivi e che contro una diretta concorrente mostra tutti i limiti di una gestione confusa e autoreferenziale. Quando accade questo, il problema non è il singolo errore o l’episodio finale: è che il club ha smesso di avere una direzione chiara.
I fatti parlano chiarissimo: ti fai gelare al 93’ da Orban, dopo una partita che — da quanto riportato — ti lascia addosso la solita sensazione: fragilità, caos, zero lucidità nei momenti decisivi. E se per pareggiare ti affidi a un episodio (autogol di Unai Nuñez), allora il problema non è “la domenica storta”: è che non hai una struttura.
E qui arrivo al punto: oggi non do voti ai giocatori. Per me “tutti da quattro” è una provocazione, ma rende l’idea: quando perdi così, non è una questione di prestazione individuale, è una questione di sistema.
Lo zero vero, però, è alla società.
Perché questa situazione non nasce ieri:
- Dirigenza senza peso e senza visione, con ruoli chiave che — per storia e profilo — non danno l’idea di un club che vuole stare stabilmente dove merita (e le critiche pubbliche a Ferrari e Goretti non arrivano dal nulla: è un tema che sta esplodendo ovunque nell’ambiente viola).
- Messaggi scollegati dalla realtà: pochi giorni fa il Presidente Commisso ha detto sostanzialmente che non molla, che non vende e che ha fiducia in chi gestisce il club. Bene. Ma se oggi sei a questo livello di crisi, quella fiducia suona come: “va tutto bene”. Mentre non va tutto bene per niente.
- Il silenzio stampa: scelta che proprio non digerisco. Non è rispetto. È chiudersi a riccio. Se perdi 2-1 così, in questa fase della stagione, devi metterci la faccia. Tifosi e giornalisti meritano una parola, una direzione, un segnale. Invece: “nessuno parla dal Franchi”. E questo è un altro schiaffo.
E allora lo dico come ce l’ho in testa: non mi interessa la toppa comunicativa, mi interessa un cambio di rotta vero. Se la proprietà pensa davvero che basti “resistere” e aspettare che passi la tempesta, sta sbagliando lettura: qui la tempesta l’hai creata con scelte e non-scelte.
O si cambia adesso (con atti concreti, non con comunicati), oppure si abbia l’onestà di aprire davvero a una cessione: perché la Fiorentina non è un giocattolo. E Firenze non merita questo.
Non sono mai stato un critico a prescindere, né uno che contesta per partito preso. Ma quando, settimana dopo settimana, non vedi nulla che sia davvero utile alla squadra, quando chi dovrebbe guidare il club dà l’impressione evidente di non sapere più che pesci prendere, allora il silenzio non è più un’opzione. A quel punto deve essere la società a farsi carico della situazione e a spiegare dove si vuole andare, con quali uomini e con quale progetto. Perché la Fiorentina non può vivere di inerzia, né di frasi di circostanza: ha bisogno di una direzione chiara, adesso.
Ed ora le Pagelle.
Squadra – 0. Inqualificabile. Perdere così, in casa, contro una diretta concorrente, dice tutto. Nessuna personalità, nessuna reazione vera, nessuna identità. Il voto non è tecnico: è morale.
Allenatore – 3. Al di là dei nomi e delle scelte di giornata, la squadra non trasmette nulla. Nessuna lettura della partita, nessuna scossa, nessuna impronta riconoscibile. Quando i finali sono sempre gli stessi, il problema non è più episodico.
Giocatori (tutti) – 4. Non si salva nessuno. Qualcuno avrà anche provato, ma senza anima, senza leadership, senza cattiveria. In partite così servono uomini prima che calciatori. E oggi non se ne sono visti.
Dirigenza sportiva – 1. Qui sta il cuore del problema. Nessuna visione chiara, nessuna figura di riferimento forte, nessuna capacità di anticipare o governare le difficoltà. La sensazione è quella di una gestione che naviga a vista.
Direttore Generale / Area sportiva – 0. Ruoli chiave occupati senza il peso, l’esperienza e l’autorevolezza necessari per una piazza come Firenze. Questo non è un giudizio personale: è un dato di fatto guardando risultati, scelte e comunicazione.
Presidente / Proprietà – 0. Dire che “va tutto bene” mentre la squadra affonda è il segnale più preoccupante. Non per mancanza di passione, ma per distanza dalla realtà. Chi guida un club deve saper leggere i momenti e agire, non limitarsi a resistere.
Comunicazione societaria – 0. Il silenzio stampa è una mancanza di rispetto verso tifosi e giornalisti. Nei momenti difficili si parla, si spiega, si prende posizione. Tacere non protegge: aggrava.
Una risposta
Bravo son con te !
Sono 63 anni che vedo, seguo e amo la Fiorentina, ho avuto un padre che era molto vicino alla società quando si vinse il secondo scudetto ma non ho mai visto a società TUTTA fa presidente all’ultimo giocatore così …. Evito si scriverlo perché si o troppo educato. Andrea Canavesio