Ai giornalisti fiorentini Commisso non piace. Perché è una proprietà americana che se ne infischia di comunità, corporazioni e mafiette locali. Sentimento ricambiato, con Rocco che un paio di anni fa osò dare loro i voti in pagella per quello che scrivevano.
In tutti questi anni molti giornalisti hanno rosicato perché, avendo Commisso il favore della curva, i loro sforzi per delegittimarlo non avevano successo. Ora che la squadra va male, anzi malissimo, gli stanno rendendo pan per focaccia.
È da un anno circa che vari giornalisti pretendono che Commisso chieda scusa per tutta la sua gestione in questi cinque anni. Lo fanno perché vogliono poter dire ai tifosi: “Avete visto? Noi ve lo dicevamo da anni che questa proprietà è inadeguata”.
Il 4 giugno 2024 Commisso scrisse una lettera aperta ai tifosi nella quale disse:
“Mi dispiace e chiedo scusa per il mercato di gennaio, anche io mi aspettavo e speravo in qualcosa di più per aiutare la squadra, ma non ci sono state tutte le condizioni o non siamo stati così bravi a trovarle, per riuscire a fare le operazioni che ritenevamo utili per migliorare la rosa.“
Un principio di mea culpa, secondo i soliti. Ma non è così.
Contestualizziamo: a inizio gennaio 2024, molti giornalisti spingevano affinché la Fiorentina comprasse Cyril Ngonge, che all’epoca viveva nel Verona un buon momento. Barone, rispondendo a una domanda se fosse interessato ad acquistare l’ala belga, rispose con la nota frase che il frigorifero era già pieno. Sarà poi il Napoli a buttare via 20 milioni per acquistare Ngonge, che da allora si è rivelato un flop. solo che i giornalisti sulla frase di Barone sul frigorifero ci hanno fatto un caso. Ma era Barone ad avere ragione, non loro.
Verso la fine di quella sessione di mercato, la Fiorentina provò a comprare Gudmundsson dal Genoa. Offrì 25 milioni, ma il Genoa rifiutò, chiedendone 35. E anche in quel caso i giornalisti fiorentini alimentarono la polemica, dicendo che la società non dava a Italiano gli esterni che chiedeva.
Dopo la chiusura di quel mercato invernale, Commisso scrisse un’altra lettera pubblica nella quale disse:
“Seppur la nostra rosa avesse avuto necessità di rinforzi non significa che il Club avrebbe dovuto lanciarsi in operazioni “spericolate” che, ricordo, non danno in ogni caso, mai, nessuna garanzia di successo”.
Che è esattamente quello che è accaduto con Gudmundsson, acquistato poi per 19 milioni nella sessione di mercato successiva! Il cui rendimento non è stato poi all’altezza delle attese. Ma nessun giornalista, di quelli che avevano aizzato i tifosi sul mancato acquisto dell’islandese a gennaio 2024 senza badare a spese, ha mai fatto autocritica sul punto.
Alla luce di ciò, Commisso che “chiede scusa” ai tifosi per quel mercato d’inverno è in buona sostanza un presidente che dice ai tifosi che non è stato bravo a fare un di più rispetto al possibile, tenendo però conto che quel di più non avrebbe dato nessuna garanzia di successo. Il che non è un “mea culpa” per non essere stato all’altezza, come scrisse per esempio Dimitri Conti, uno dei tanti di cui sopra, ma per non essere riuscito ad andare oltre.
Ieri Commisso ha dichiarato a La Nazione: “Dobbiamo solo chiedere scusa per quanto accaduto a Reggio Emilia”. È vero: la squadra ha giocato male nonostante tanti tifosi l’avessero seguita in trasferta. Sta giustamente chiedendo scusa per una brutta partita, non per la sua gestione in questi sette anni.
Al sodo: è una brutta stagione che nessun detrattore della venticinquesima ora, quelli che oggi dicono che si andrà quasi certamente in Serie B per colpa di Rocco, aveva previsto. Semplicemente perché era imprevedibile. Chi scrive aveva detto a suo tempo che Palladino non era il problema, bensì un valore aggiunto della scorsa stagione, la migliore da anni. Il disastro di oggi è figlio di quell’errore, errore peraltro condiviso da quelli che vorrebbero che Rocco si scusasse per poi farsi da parte.