Per noi tifosi viola l’espressione “Fiorentina ye-ye” non è soltanto un ricordo romantico.
È la squadra dello scudetto 1968-69. Una squadra giovanissima, costruita senza grandi stelle, che ebbe il coraggio di sfidare le corazzate del calcio italiano e dimostrò che un progetto, se sostenuto da idee e personalità, può diventare più forte dei grandi nomi.
Guardando la Fiorentina che Fabio Paratici sta costruendo nell’estate 2026, il paragone viene quasi spontaneo.
Attenzione, non perché questa squadra abbia già vinto qualcosa. Anzi. Dovrà conquistarsi tutto sul campo.
Ma perché ritrovo lo stesso spirito.
Lo scorso anno abbiamo probabilmente vissuto una delle stagioni più deludenti dell’era Commisso. Una Fiorentina senza identità, senza entusiasmo e, soprattutto, una squadra che ha trascorso troppo tempo a guardarsi alle spalle, sfiorando una clamorosa lotta per non retrocedere. Per una piazza come Firenze è stato un campanello d’allarme fortissimo.
Ed è proprio da quel fallimento che sembra essere nata la rivoluzione.
Paratici non ha cercato il colpo mediatico fine a sé stesso. Ha scelto un’altra strada: abbassare l’età media, aumentare la qualità atletica, costruire valore e fame.
Basta guardare il centrocampo.
Cher Ndour ha 21 anni. Arthur Atta e Giovanni Fabbian ne hanno 23. Christ Inao Oulai appena 20. Quattro centrocampisti Under 23 che rappresentano presente e futuro della Fiorentina. Una scelta quasi rivoluzionaria per una squadra italiana che vuole tornare stabilmente ai vertici.
E non finisce qui.
La probabile formazione che circola in questi giorni racconta perfettamente la filosofia del nuovo progetto: Dragusin e Viery in difesa, Jimenez e Valdepeñas sulle corsie, Atta, Fagioli e Oulai in mezzo al campo, Gudmundsson a supporto di Kean e il possibile sogno Franco Mastantuono, uno dei talenti più straordinari del calcio mondiale, destinato a diventare uno dei protagonisti del futuro. Solo immaginare un giocatore del suo livello con la maglia viola sarebbe qualcosa di impensabile fino a pochi mesi fa.
Ecco perché continuo a pensare alla Fiorentina ye-ye del 1968-69.
Anche quella squadra veniva considerata troppo giovane. Troppo inesperta. Troppo “verde” per competere con le grandi. Poi scrisse la storia.
Non sto dicendo che questa Fiorentina vincerà lo scudetto.
Sto dicendo che, per la prima volta dopo tanti anni, Firenze sembra avere di nuovo un progetto riconoscibile. Una squadra costruita seguendo un’idea e non le occasioni di mercato.
Lo ammetto senza problemi: quando Joseph Commisso ha raccolto il testimone del padre avevo molti dubbi. Pensavo che il progetto potesse perdere ambizione.
Mi sbagliavo.
La scelta di affidarsi a Fabio Paratici e di sostenerlo concretamente sul mercato dimostra che questa proprietà non vuole semplicemente partecipare al campionato. Vuole riportare la Fiorentina tra le squadre che contano.
Naturalmente serviranno tempo, pazienza e risultati.
Ma dopo una stagione in cui abbiamo perfino temuto di ritrovarci invischiati nella lotta salvezza, oggi si respira qualcosa che a Firenze mancava da troppo tempo.
Entusiasmo.
Forse la nuova Fiorentina ye-ye non è ancora nata.
Ma, come nel 1968, tutto sembra essere partito da un’idea semplice: avere il coraggio di puntare sui giovani, di costruire una squadra con un’identità precisa e di credere che anche Firenze possa tornare, finalmente, a sorprendere il calcio italiano.