venerdì 9 Ottobre 2026

Da Marassi a Recco, il sapore della Liguria

A Genova tra pesto, focaccia e cappon magro

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Riparte il campionato e la Fiorentina è attesa in trasferta a Genova. Una città di mare, vicoli e antiche tradizioni, dove la cucina racconta un territorio stretto tra l’Appennino e il Mediterraneo. E per il tifoso viola, prima del fischio d’inizio, c’è una sosta che merita decisamente la deviazione.

La cucina genovese è l’espressione di un territorio particolare, stretto tra mare e montagna, capace di trasformare ingredienti semplici in autentiche prelibatezze. Erbe aromatiche, olio extravergine d’oliva, verdure, pesce e prodotti della tradizione contadina sono alla base di una gastronomia ricca di sapori, nella quale la semplicità non è mai sinonimo di banalità.

Il primo pensiero, naturalmente, va al pesto genovese, uno dei simboli più conosciuti della cucina ligure. La preparazione tradizionale prevede il basilico genovese, idealmente quello di Pra’, i pinoli, l’aglio, l’olio extravergine d’oliva, il Parmigiano Reggiano e il Fiore Sardo. Tutto lavorato al mortaio, con pazienza e delicatezza, per ottenere una salsa profumata che non ha bisogno di presentazioni. Il suo abbinamento più classico è con le trofie, spesso accompagnate anche da patate e fagiolini: un piatto che racchiude in pochi ingredienti tutta la personalità della cucina locale.

Ma Genova non è soltanto pesto. C’è la focaccia genovese, la celebre fügassa, una tentazione alla quale è difficile resistere. Alta circa due centimetri, dorata in superficie, con una consistenza morbida all’interno e i caratteristici avvallamenti colmi d’olio e sale, è perfetta a colazione, come spuntino o in qualsiasi altro momento della giornata. Per i genovesi è molto più di un prodotto da forno: è una piccola istituzione, una presenza quotidiana che accompagna la vita della città.

Tra le specialità più scenografiche della tradizione gastronomica ligure merita poi una menzione il cappon magro, piatto antico e particolarmente elaborato, oggi non sempre facile da trovare. Si tratta di una preparazione fredda a strati, nella quale si alternano verdure bollite, pesci, crostacei e gallette, il tutto arricchito dalla caratteristica salsa verde. Un piatto ricco e complesso, nato dalla tradizione marinara e diventato nel tempo una delle espressioni più raffinate della cucina genovese.

Continuando il viaggio tra i sapori della Liguria, non mancano altre specialità da ricordare: la farinata, sottile e fragrante, preparata con farina di ceci, acqua e olio evo; la torta pasqualina, con verdure, formaggio e uova; e le numerose preparazioni a base di pesce che raccontano il legame profondo tra questa terra e il suo mare. E per chiudere in dolcezza, la pànera, il caratteristico semifreddo genovese al caffè, dalla consistenza morbida e spumosa, quasi una mousse. Panna, caffè e zucchero sono gli ingredienti principali di questo dolce antico, il cui nome deriva da “panna nera”, proprio per il colore assunto dalla crema con l’aggiunta del caffè.

Per chi raggiunge Genova in auto e vuole concedersi una sosta gastronomica prima della partita, vale la pena fare tappa a Recco, patria della celebre focaccia col formaggio. Qui suggerisco O’ Vittorio, un nome storico della ristorazione locale, dove fermarsi per gustare una delle specialità più rappresentative. La focaccia di Recco è diversa da quella genovese: niente mollica soffice e alveolata, ma due sottilissimi strati di pasta che racchiudono un cuore di formaggio morbido e filante. Servita calda, appena sfornata, è una specialità che conquista al primo assaggio. Da O’ Vittorio la tradizione si ritrova anche nel formato generoso, con la focaccia servita nella grande teglia circolare, perfetta da condividere.

Il consiglio è semplice: arrivare con un po’ di anticipo, godersi la sosta senza fretta e poi ripartire verso Genova, con la pancia soddisfatta e la voglia di sostenere la Fiorentina. Perché le trasferte hanno un fascino particolare anche per questo: si attraversano città e territori, si scoprono tradizioni e si portano a casa sapori nuovi, oltre ai ricordi della partita. Naturalmente, con un unico auspicio: che a fine giornata il ricordo più bello non sia soltanto quello della focaccia.

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