Albert Gudmundsson è stato comprato dalla Fiorentina nell’estate 2024 a furor di popolo, dopo che a gennaio il Genoa aveva rifiutato un’offerta di 25 milioni, cosa che aveva sollevato le critiche della piazza verso Barone e Pradè, rei di non aver alzato l’offerta a 30 o a 35 milioni.
Gli stessi capipopolo che fomentarono quella campagna fanno oggi finta di nulla, e chiedono la cessione dell’islandese, che all’ultima di campionato contro l’Atalanta è stato fischiato al momento della sostituzione. Campagna riuscita, direi; della quale a Paratici restano ora i cocci.
Nella prima stagione in viola, Gudmundsson ha avuto quattro infortuni. Arrivò addirittura in ritiro infortunato. In totale, undici giornate saltate su trentotto. Oltre a ciò, la nota storia del processo penale a suo carico. Quest’anno, assolto e in salute, doveva andare meglio, ma ha fatto addirittura fatto peggio.
Bisogna fare una considerazione tecnica: né Pioli, né Vanoli lo hanno mai messo al centro del loro progetto, schierandolo nel ruolo a lui più congeniale, quello di seconda punta, come faceva Gilardino nella stagione in cui l’islandese segnò nelle file del Genoa ben 14 gol.
Invece lo abbiamo visto fare l’ala sinistra, l’ala destra o il trequartista: Gudmundsson può anche giocare in quei ruoli, dove però non dà il meglio di sé. Un po’ come se Eriksson avesse schierato Baggio nel ruolo Di Chiara.
A questo punto ci sono due possibilità: o si dice che le stagioni al Genoa sono state eccezioni che non si ripeteranno più, oppure si ammette che si è comprato un giocatore per poi utilizzarlo male. Anche ammettendo la seconda, resta il problema di cosa fare: puntare su di lui o puntare sul 4-3-3?
Io punterei su di lui: è uno dei due (con Kean, Fagioli e, in misura molto minore, Solomon) che ha talento e che fa la differenza. Dunque otto giocatori dietro con lui e Kean (se resta) davanti. E questa dovrebbe essere una delle domande che Paratici sta facendo al futuro allenatore della Fiorentina.
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