Lo ammetto senza problemi: quando Giuseppe Commisso ha assunto un ruolo centrale nella nuova Fiorentina, qualche dubbio io lo avevo.
Essere il figlio di Rocco Commisso non bastava, almeno per me, per garantire continuità, competenza e soprattutto quella necessaria personalità che serve per guidare una società particolare come la Fiorentina. Firenze non è una piazza semplice. Qui non basta amministrare: bisogna capire la città, interpretarne l’ambizione e accettare una passione che spesso diventa impazienza, critica e perfino insofferenza. Inoltre anche l’era Commisso padre non aveva dato quei segnali che la piazza si aspettava. Anzi.
Mi domandavo, quindi, se Giuseppe avrebbe avuto davvero la forza di imprimere una propria direzione o se si sarebbe limitato a gestire l’eredità familiare. Le prime risposte, però, stanno arrivando. E sono risposte decisamente incoraggianti.
La scelta di affidare l’area sportiva a Fabio Paratici è stata il primo segnale importante. Non un dirigente di passaggio, non una soluzione interna o prudente, ma un uomo di calcio abituato a trattative complesse, mercati internazionali e società che devono competere ad alto livello.
Poi sono arrivati i fatti.
La Fiorentina dell’estate 2026, dopo aver scelto un allenatore emergente come Grosso, non sta aspettando gli ultimi giorni di mercato per raccogliere qualche occasione. Si sta muovendo con anticipo, investendo cifre significative e cercando profili funzionali a un’idea precisa. E questa, forse, è la novità più importante: dietro agli acquisti sembra esserci finalmente una visione riconoscibile.
Non una raccolta di nomi, ma un progetto
Viery è un difensore giovane, fisico e costruito per il calcio moderno. Drăgușin porta esperienza, personalità e conoscenza della Serie A. Arthur Atta aggiunge forza, dinamismo e capacità di accompagnare l’azione. Álex Jiménez offre velocità e aggressività sulle fasce. Oulai, operazione oramai definitivamente completata dopo un intrigo internazionale, rappresenta invece la classica scommessa ambiziosa su un talento che può aumentare rapidamente il proprio valore.
Presentati così, sembrano semplicemente cinque nuovi giocatori. In realtà raccontano qualcosa di più.
La Fiorentina sta cercando calciatori giovani, internazionali, atleticamente forti e ancora migliorabili. Giocatori che possano essere utili subito, ma che rappresentino anche un patrimonio per il futuro. È un modo di costruire la squadra diverso da quello visto troppe volte negli ultimi anni, quando il mercato sembrava procedere per aggiustamenti, occasioni occasionali e operazioni difficili da ricondurre a un disegno unitario.
Naturalmente non è tutto perfetto e non dobbiamo cadere nell’entusiasmo preventivo. Alcune cifre sono importanti, molti nuovi arrivati dovranno adattarsi e ogni operazione presenta una quota di rischio. I nomi da soli non creano una squadra, e un buon mercato estivo non garantisce automaticamente un grande campionato.
Ma almeno oggi si intravede una direzione.
La sensazione di essere tornati protagonisti
La vera differenza non riguarda soltanto chi è arrivato. Riguarda il modo in cui la Fiorentina si presenta sul mercato.
Per troppo tempo abbiamo avuto la sensazione di una società costretta a inseguire, ad attendere cessioni, a rinviare le decisioni o a spiegare perché determinate operazioni non fossero state possibili. Quest’estate, invece, la Fiorentina sembra voler scegliere. Cerca i giocatori, presenta offerte importanti, entra nelle trattative con convinzione e prova a chiudere prima che intervengano altre società.
Può sembrare soltanto una questione di comunicazione, ma non lo è. Nel calcio anche la percezione conta. Conta per i tifosi, per i calciatori che devono decidere se venire a Firenze e per gli altri club che devono capire quale sia il livello di ambizione della società viola.
E oggi quella percezione sta cambiando.
La coppia Commisso-Paratici sta restituendo l’idea di una Fiorentina che non vuole semplicemente partecipare, ma provare a crescere davvero. Giuseppe Commisso ha dato a Paratici spazio, fiducia e risorse. Paratici, almeno in questa prima fase, ha risposto con velocità, relazioni e una strategia ben riconoscibile.
I dubbi restano, ma adesso prevale la curiosità
Sarebbe sbagliato trasformare queste settimane in una celebrazione anticipata. Il mercato dovrà essere completato, la rosa probabilmente dovrà ancora essere equilibrata in alcuni reparti e soprattutto sarà il campo a dirci se le scelte sono state corrette.
Anche Giuseppe Commisso dovrà dimostrare nel tempo di saper affrontare i momenti difficili, perché governare una società di calcio non significa soltanto acquistare giocatori quando cresce l’entusiasmo. Significa assumersi responsabilità anche quando arrivano le sconfitte, difendere il progetto e intervenire quando qualcosa non funziona.
I miei dubbi iniziali, quindi, non sono scomparsi per magia. Ma oggi sono accompagnati da una sensazione diversa: quella di essere davanti a una società che ha deciso di provarci seriamente.
Ed era esattamente ciò che molti tifosi chiedevano.
Nell’anno del centenario non bastano le celebrazioni, le maglie commemorative o i richiami alla storia. Serve costruire una Fiorentina capace di onorare quella storia sul campo. Serve una squadra che rappresenti Firenze non soltanto per il colore della maglia, ma per carattere, ambizione e voglia di non sentirsi inferiore a nessuno.
È ancora luglio e non è stato vinto niente. Ma dopo tanto tempo possiamo dirlo: la Fiorentina è tornata a muovere entusiasmo, a far discutere di calcio e soprattutto a farci immaginare qualcosa di importante.
Forse è ancora presto per parlare di rinascita. Ma l’orgoglio viola, quello sì, sembra finalmente tornato.