giovedì 18 Giugno 2026

Fiorentina: il vero pericolo è la mediocrità. E tutto parte dalle parole.

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“Abbiamo due punti in più dell’anno scorso.”

Parole di Palladino in conferenza stampa. Ed è proprio da qui che nasce il rischio più grande per la Fiorentina: scambiare la mediocrità per normalità.

Mi sarei aspettato ben altro. Mi sarei aspettato delle scuse, o almeno un’assunzione di responsabilità dopo aver fallito tre obiettivi su tre:

  • Coppa Italia: fuori troppo presto e da parte dell’Empoli. Non proprio una squadra insormontabile..
  • Conference League: eliminati in semifinale senza mai veramente dominare.
  • Piazzamento in Europa League: sfumato per colpa nostra, non degli altri.

Invece si parla di due punti in più come se fosse un trofeo. Ma c’è un problema: questa Fiorentina aveva una rosa ben più profonda e competitiva rispetto a quella dell’anno scorso.

La rosa e un confronto che parla da solo.

La rosa della Fiorentina 2023/2024 era tecnicamente inferiore rispetto a quella del 2024/2025. In porta oggi c’è De Gea, al posto del solo Terracciano. In difesa, a Biraghi e Milenković sono subentrati profili più solidi come Pablo Marí, Pongracic e Gosens. A centrocampo, via Arthur e Duncan, dentro giocatori di qualità come Adli, Cataldi e Fagioli. In attacco, al posto di Nzola e Belotti sono arrivati Kean, Gudmundson e Zaniolo, più forti e più decisivi, certamente i primi due.

Quindi no, mister. Parlare di “due punti in più” non ha senso, perché questa rosa è più forte. E dire il contrario significa abbassare l’asticella. Peggio: significa legittimare la cultura del “va bene così”.

Il punto è uno solo.

La Fiorentina deve decidere cosa vuole essere. Se vuole restare in quel limbo che oscilla tra settimo e decimo posto, tra qualificazioni in extremis e tornei europei minori… allora va bene tutto. Ma se vuole davvero competere, deve smettere di accontentarsi.

Chi fallisce tre obiettivi non si giustifica: si prende le sue responsabilità.

E magari, una volta tanto, chiede scusa.

Chiudo con una riflessione.

La mediocrità non è un risultato. È una mentalità. E se parte dalla panchina, rischia di diventare sistema

2 risposte

  1. È vero che soprattutto De Gea al posto di Terracciano e Kean al posto di Nzola e Belotti sono stati due *grossi* rinforzi, oltre a dei buoni rinforzi come Gosens, Cataldi e Adli, ma il saldo negli altri cambi citati non è stato così positivo come sembra a prima vista:
    * Né Pongracic, né Mari, pur bravi, sono al livello di Milenkovic. Già quello sarebbe sufficiente per dire che la difesa è più debole. Oltre a ciò, hanno saltato entrambi metà campionato.
    * Fagioli e Zaniolo sono stati a disposizione di Palladino solo dal 10 febbraio, cioè in 15 delle 38 partite di campionato.
    * Gudmundsson si è infortunato *quattro* volte: ufficialmente non a disposizione in un terzo delle partite e presumibilmente non nelle migliori condizioni quando ogni volta è rientrato.
    * Lunghe assenze anche per Cataldi, Bove, Adli e Colpani (oltre a Fagioli, Ndour e Folorunsho, arrivati solo a gennaio): il solo a centrocampo che è stato sempre a disposizione in campionato di Palladino è stato Richardson (che comunque è arrivato solo a metà agosto), e il solo cnetrocampista in gruppo sin dal ritiro Mandragora (che si ruppe il menisco in autunno).
    Sì, sulla carta la rosa quest’anno era più forte, ma sul campo i rinforzi ci sono stati solo in parte.
    Tutte le squadre soffrono assenze, ma la Fiorentina quest’anno è stata particolarmente colpita, e soprattutto lo è stata a centrocampo.

  2. Hai ragione sugli infortuni e su alcuni innesti che non hanno reso come sperato, ma il punto resta: la rosa di quest’anno era più forte, e non è stata valorizzata.

    Tutte le squadre hanno assenze, la differenza la fa chi ha un’idea chiara di gioco. E Palladino non è mai riuscito a darla. Troppi esperimenti, zero identità.
    Con una squadra così, fallire tre obiettivi su tre e parlare di “due punti in più” (o 5 ma con lo stesso risultato) è mediocrità, non analisi.

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