Il grande bluff

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Il campionato appena terminato ha lasciato senza dubbio l’amaro in bocca e non mi riferisco solo ai tifosi della Fiorentina, sulla cui stagione abbiamo ampiamente discusso e scritto, ma allo stato generale del calcio italiano. Se non sbaglio – quello appena concluso è stato il ventesimo campionato consecutivo chiuso senza una reale lotta per lo scudetto – si è deciso ancora una volta con ampio anticipo rispetto alla fine e a vincerlo è stata una delle due squadre che lo hanno vinto sempre nell’arco di tempo sopracitato.

Scudetti sicuramente meritati sul campo vista l’evidente superiorità che Juventus e Inter hanno dimostrato nei rispettivi campionati vinti; fuori dal campo possiamo dire lo stesso? È evidente che queste grandi squadre, per riuscire a dominare il campionato cosi come hanno potuto fare, hanno barato sui conti, hanno prodotto debito, andando contro ogni elementare regola di bilancio corretto. Tanto che si sono trovate costrette a inventarsi un campionato tutto loro per poter continuare a spendere quello che non hanno, per poter dominare ancora.

È notizia recente che l’Inter, nonostante lo scudetto appena vinto, si sia trovata in questa stagione in una evidente crisi di liquidità, tanto che gli stipendi sono stati dati con ritardo e addirittura si è provato a chiedere ai giocatori di rinunciare a due mensilità, richiesta ovviamente rispedita con cortesia al mittente.

Che cosa hanno inventato allora i dirigenti nerazzurri per risolvere il problema? Un prestito, quindi ulteriore debito, come se non bastassero quelli accumulati negli anni. Viene da chiedersi se è regolare tutto ciò: in una qualsiasi attività, un imprenditore se dovesse ricorrere continuamente all’accesso al credito onde poter sopravvivere, alla fine sarebbe costretto a portare i libri in Tribunale; perché questo non accade nel calcio? O meglio non accade per certe squadre? Ciò ovviamente non riguarda solo Inter ma tutte le grandi del calcio italiano che, ad eccezione di Napoli e Atalanta, sembra siano esentate a differenza di ogni altra impresa e/o squadra di calcio da una gestione oculata.

Alla luce di queste considerazione viene da chiedersi allora se gli scudetti vinti siano veramente meritati oppure conseguenza di un bluff sui bilanci, alla luce anche di evidenti operazioni di maquillage finanziario come finte plusvalenze che hanno quale unico scopo quello di permettere di spendere soldi che non si hanno. Perché a squadre indebitate è consentito spendere senza soluzione di continuità e a squadre invece come la Fiorentina, che hanno bilanci in regola e una proprietà con nessun problema di liquidità, non è concesso spendere?

Il paradosso del nuovo calcio che sta perdendo sempre di più l’aspetto agonistico sportivo a vantaggio di quello meramente spettacolare, come se un campionato o un partita fosse più che un evento sportivo una serie tv di Netflix, è proprio questo: la distribuzione dei diritti televisivi che in un certo senso ha permesso un entrata maggiore di liquidità nella casse delle società, consente a chi spende più di quanto possa permettersi di continuare a spendere e impedisce agli altri di spendere per colmare i gap.

Il Covid ha accelerato il processo di inevitabile crisi di questo tipo di calcio e adesso cosa succederà? Sono curioso di sapere se chi ha gestito allegramente i propri bilanci sarà punito a prescindere dal nome che porta, se finalmente potremo assistere a un campionato di natura “liberale” dove tutti posso partire alla pari e solo i più bravi potranno distinguersi, non solo i più ricchi; se finalmente sarà posto un freno all prepotenza economica di alcuni club e si riporti in primo piano la competizione agonistica piuttosto che lo spettacolo.

La prossima estate ci darà molto risposte in questo senso, anche se l’andamento dell’ultima giornata di campionato non lascia presagire niente di buono: si è qualificato in Champions chi ne aveva un impellente bisogno (Juventus e Milan). Gli altri, quelli con i bilanci in regola (Atalanta e Napoli) non hanno fatto granché per non agevolare questo risultato, come se si facesse crollare chi ha barato si farebbe crollare tutto il mondo del calcio, compreso chi ha sempre agito correttamente.

La sfida di Rocco per il prossimo anno dovrà essere anche questa. E qui sono d’accordo con quanto detto dall’amico Fabrizio Manfredini, direttore di Italia 7, ieri durante l’ultima puntata domenicale di Platiunum Calcio, alla quale anche io ho partecipato: fare capire al mondo del calcio che la Fiorentina ha forse sì perso un po’ di appeal, ma che ad oggi è una delle poche società solide dal punto di vista finanziario. Un’arma, questa, non indifferente per convincere i più scettici ad accettare il colore viola.

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