L’ultimo posto fa disperare, ma la disperazione è raramente una buona consigliera. Come avevo scritto in passato, la società ha il dovere della razionalità, anche se attorno ad essa è un coro di proposte le più varie:
- C’è chi vorrebbe cacciare Alessandro Ferrari, che però si occupa di tutto, fuorché della parte sportiva.
- C’è chi vorrebbe cacciare Roberto Goretti: lui dal 3 novembre è il responsabile della parte sportiva. Da quel giorno, risponde della scelta di esonerare Pioli, di quella di mandare Galloppa a Magonza, e di quella successiva di affidare la squadra a Vanoli. Si dice che avrebbe preferito D’Aversa, ma che gli altri dirigenti (Ferrari? Commisso?) l’abbiano convinto a prendere Vanoli, più gradito alla piazza. Goretti prima riportava a Pradè, e dunque non faceva pare del gruppo dirigenziale più alto (Commisso, Ferrari, Pradè).
- C’è chi vorrebbe un nuovo direttore sportivo (Cristiano Giuntoli o Walter Sabatini considerati più esperti di Goretti) o addirittura un nuovo direttore generale tipo Adriano Galliani, che ricostituirebbe la precedente struttura societaria quando c’era Joe Barone, con Ferrari e Goretti (se restassero) a lui subordinati.
- C’è infine chi vorrebbe che Commisso vendesse la Fiorentina ora, affinché il nuovo proprietario facesse lui quanto sopra.
Tutto quello che un DS può fare è confermare o cambiare l’allenatore; il mercato inizia a gennaio. Voglio tuttavia pensare che dal 3 novembre Goretti abbia iniziato a guardarsi attorno, e che, se ha deciso di fare delle operazioni, che le faccia al più presto.
Commisso ha fiducia in Ferrari e Goretti. Il primo è finito nel mirino della stampa (e quindi dei tifosi), perché lo si vede in televisione. Ma non è lui che si occupa dell’allenatore, dei calciatori e dello spogliatoio. Va in Lega, e non mi pare che la squadra subisca dei torti arbitrali. Risponde dell’operato degli altri dipendenti, ma non risulta che ci siano problemi lì.
Durante una conferenza stampa un giornalista gli ha chiesto se si ritenesse responsabile dell’attuale situazione della squadra e se pertanto non dovesse dimettersi. Ha giustamente risposto che, se la situatione di oggi è colpa sua, allora il sesto posto e i 65 punti della stagione passata erano merito suo.
Il secondo – Goretti – sta gestendo, bene o meno che sia, la patata bollente che gli ha lasciato Pradè. Al di là di scegliere Vanoli o D’Aversa (o di confermare Pioli), altro fino a ora non ha potuto fare: chi dice che un dirigente ottiene le cose urlando nello spogliatoio fa un’affermazione indimostrabile. Il DS lo si giudica dalle scelte di mercato.
Oggi Paolo Condò sul Corriere della Sera ha detto che la Fiorentina dovrebbe nominare un plenipotenziario, e che, se si fosse trattato di una squadra lombarda, Galliani sarebbe stato la figura ideale. Che però l’anno scorso è retrocesso in serie B.
Tuttavia, se occorre un nome nuovo, una persona in più, perché no? Ma sta a Ferrari e Goretti dirlo a Commisso, se ritengono che sarebbe una scelta utile: chi meglio di loro, che vivono la realtà del Viola Park ogni giorno può saperlo? Altrimenti, si sta chiedendo a Commisso di fare a distanza delle scelte difficili e dagli esiti imprevedibili.
Dopo di che, leggo che, se si esonera Vanoli, il nuovo allenatore potrebbe essere Pioli, e l’eventuale nuovo DS potrebbe essere Pradè. Le due cose hanno una sua logica: un nuovo allenatore (sarebbe il quarto della stagione) avrebbe bisogno di un periodo di rodaggio nel quale farebbe le sue prove e nel quale potrebbe fare i suoi errori. Nel caso del nuovo DS, se fosse un nome nuovo, dovrebbe studiare e capire la situazione della Fiorentina, e anche lì il rischio di fare errori a gennaio sarebbe alto.
La crisi della Fiorentina è un mero fatto tecnico. I soloni che in questi giorni dicono che è il risultato di sette anni di una società inadeguata mentono: se così era, perché non lo hanno detto in estate, quando invece si spellavano le mani applaudendo Commisso e Pradè per l’ingaggio di “Stefano” (“l’allenatore esperto”), per gli aumenti di stipendio a De Gea, Kean, e poi a Mandragora e Dodo, e per gli acquisti “da 90 milioni”, ed anzi vagheggiavano l’Europa League e forse la Champions League? Il 13 settembre ho dato 7 al mercato, e lo ribadisco, perché in sé il mercato è stato buono, al netto della partenza di Palladino (che per me è stata una iattura) e al netto dei mancati riscatti di Cataldi e Adli, decisioni sulle quali avevo espresso delle riserve, e senza le quali il mio voto sarebbe stato più alto (avrei dato 8 in quel caso).
Sono certo che Pradè ha capito gli errori fatti in campagna acquisti, e lui o Goretti, avendo piena conoscenza di causa, sono quelli nelle migliori condizioni per correggerli. Ma gli eventuali ritorni di Pioli e Pradè sarebbero – ancora una volta – mal digeriti dalla piazza, che si beve le panzane dei soloni, e che poi impone i suoi veti. Non se ne esce, e temo che non se ne uscirà bene.