Quattro mesi dopo, la storia si ripete. Era il 4 maggio quando la Fiorentina usciva dall’Olimpico con un pesantissimo 4-0. Ieri sera, sempre a Roma, stesso risultato e, ancora una volta, una serata da dimenticare. Cambia la stagione, cambia l’allenatore, ma non cambia il verdetto: la Roma si impone con un poker che lascia alla Fiorentina poco più dei rimpianti e la conferma di una trasferta ancora una volta amarissima.
Un risultato che, ovviamente, apre alle critiche, nonostante sia solo la prima di campionato, nonostante la squadra rinnovata che ha fisiologicamente necessità di trovare l’assetto, nonostante il calciomercato ancora aperto. Con Kean, soprattutto, ma anche Dodo e forse Fagioli, in odore di cessione.
Le critiche puntano alla formazione disegnata da Fabio Grosso, che ha schierato a centrocampo Brescianini, Fagioli e Ndour, ovvero tre giocatori ereditati dalla vecchia gestione. Invece di affidarsi ai nuovi Atta e Ounai che, presumibilmente, avrebbero alzato il livello in quella zona di campo.
In difesa mister Grosso ha confermato i centrali Dragusin e Ranieri (provati nelle amichevoli), ma ha scelto Joao Mario sulla sinistra anziché Valdepenas, mentre a destra si è affidato a Dodo che, nelle amichevoli, non si è praticamente mai visto.
Unica punta Pellegrino, anche lui testato pochissimo, ma era l’unica punta di ruolo disponibile. A supporto dell’argentino Atta e Mastantuono. E Kean? Era in panchina ma stava bene, come dichiarato da Grosso alla vigilia. In panchina anche Gudmundsson, pur essendo stato titolare nelle gare precedenti.
Se Kean è a un passo dalla cessione – la società starebbe lavorando per trovare un accordo con il Como o sarebbe in attesa di ricevere offerte da altri club – la scelta di non rischiarlo ci sta tutta. Ma mandarlo in campo nella ripresa, per di più sul 3-0, che senso ha?
Dodo e Fagioli in vetrina? Può darsi, soprattutto per il brasiliano, con Jimenez lasciato fuori e Joao Mario fuori ruolo. Detto ciò, in poche parole direi che abbiamo buttato via una partita e la cosa mi fa innervosire.
Va bene che la Roma è più forte di noi, è costruita per la Champions, ha un allenatore al secondo anno in giallorosso, però te la devi giocare. Puoi provare a fare muro, puoi provare a colpire in contropiede, puoi provare qualsiasi cosa abbia un senso. Non lasciarti avvolgere dall’avversario come accaduto ieri sera.
La Roma ha vinto facilmente, la Fiorentina sembrava una vittima predestinata. Malen, l’uomo più pericoloso tra gli avversari, ha segnato una tripletta. Gran bel giocatore, per carità. A marcarlo c’era Dragusin, ottimo acquisto, per carità, però con caratteristiche fisiche troppo diverse dal fenomeno olandese, e quindi è andata così. Non saprei nemmeno io, che scrivo col senno di poi, come avremmo potuto contrastarlo perché non abbiamo centrali scattanti e brevilinei, unica soluzione, forse, appiccicargli Jimenez.
È andata così e, ripeto, perdere all’Olimpico non è un dramma. Perdere senza riuscire a esprimersi e con un passivo del genere deve fare riflettere.
Adesso aspettiamo la chiusura del calciomercato e speriamo che questa prima uscita sia servita a Fabio Grosso (e a Paratici) per capire come ci dobbiamo muovere. E ci dobbiamo rifare a partire da sabato con il Frosinone e confermarci contro il Torino. Entrambe le sfide si giocheranno al Franchi.